illazioni sistemiche

scritto da Strabik92
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 6 ore fa • Revisionato 6 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Strabik92
Autore del testo Strabik92

Testo: illazioni sistemiche
di Strabik92

 C'è un momento, nella vita di ogni pensiero, in cui ci si ferma davanti all'evidenza del caos e si dice: "No, non può essere tutto così casuale".

È lo stesso istante in cui i nostri antenati vedevano un fulmine e pensavano a Giove adirato, oppure guardavano il grano seccarsi e immaginavano spiriti maligni nei campi. Oggi i fulmini li spieghiamo con la fisica, la siccità con i cambiamenti climatici, ma abbiamo semplicemente spostato più in là la linea d'ombra. Ora i nostri dèi si chiamano "poteri forti", "grandi capitali", "regie occulte". Li abbiamo solo laicizzati.

L'illazione sistemica è esattamente questo: la versione contemporanea, aggiornata e connessa, dell'antico bisogno umano di trovare un disegno. Perché il disegno, anche quando è malevolo, è pur sempre una forma di ordine.
E l'ordine, si sa, consola molto più del caos. Il caos non risponde ai messaggi. Il caos non ha intenzioni. Il caos semplicemente accade, come la pioggia sul giorno della tua festa di compleanno, come l'auto che non parte proprio la mattina dell'esame più importante.

C'è poi un'altra componente, più sottile e narcisistica, in queste costruzioni mentali. L'illazione sistemica ci pone, inconsapevolmente, al centro dell'universo. Perché se esiste davvero un Sistema che trama, che ordina, che dispone, allora anche il mio fallimento personale acquisisce una dignità cosmica.

Non sono io che ho sbagliato, che non ho studiato abbastanza, che ho scelto la persona sbagliata o che ho investito male i miei risparmi. È il Sistema che ce l'ha con me. È una congiura. Una trama ordita ai miei danni. E così, da semplice comparsa in un mondo indifferente, divento il protagonista di una storia epica. Il bersaglio. L'eletto negativo.

È affascinante come riusciamo a trasformare la nostra ordinaria inadeguatezza in un complotto su misura. Come se il Grande Architetto dell'Universo, con tutti i fili del creato da manovrare, trovasse il tempo per incastrare proprio me, proprio oggi, proprio sul fatto che ho dimenticato le chiavi di casa.

Se i nostri antenati avevano gli oracoli e le sacre scritture, noi abbiamo gli algoritmi. E gli algoritmi, si sa, non amano il vuoto, il caso, l'indeterminato. Gli algoritmi vivono di correlazioni. Se A e B si avvicinano nel tempo, per l'algoritmo c'è un legame. E noi, figli dell'epoca digitale, abbiamo interiorizzato questo automatismo.

Vediamo due eventi che accadono in contemporanea e il nostro cervello, ormai addestrato come un cane di Pavlov dai feed dei social, produce immediatamente la connessione. Non importa se i due eventi sono distanti come le mie tasche bucate e il debito pubblico. Se accadono nello stesso momento, devono essere collegati. Deve esserci una ragione sistemica.

I social, poi, hanno trasformato l'illazione da attività solitaria a rito collettivo. Una volta, pensavi che qualcosa non tornasse, ci riflettevi un po' e poi, preso dalla vita, lasciavi perdere. Oggi, appena il dubbio ti sfiora, apri Twitter, cerchi conferma, e in dieci minuti hai costruito una teoria condivisa da duemila sconosciuti che, come te, hanno trasformato un dubbio in una certezza solo perché qualcun altro lo ha scritto in un post. La verità, ormai, è un'operazione statistica: è vera se ha abbastanza like.

E qui arriva la parte più comica, quella che mi fa sorridere mentre scrivo. Perché quando parliamo di "illazioni sistemiche", parliamo sempre degli altri. Mai di noi. Io non faccio illazioni, io "collego i puntini". Io non complotto, io "vedo oltre". Io non sono paranoico, io sono "realista". Gli altri, loro sì, quelli sono i complottisti. Quelli credono alle bufale.

Io no, io ho la Verità, anche se la mia Verità è sostenuta da tre screenshot, un video di dubbia provenienza e un'amica di un'amica che lavora al piano di sopra.

C'è un narcisismo epistemologico in tutto questo, una presunzione di accesso privilegiato alla Realtà, che è forse la più divertente delle autoillusioni. Tutti siamo dentro un sistema di illazioni, semplicemente le nostre le chiamiamo "convinzioni ragionate".

Ora, non fraintendetemi. Non sto dicendo che tutto è caos e che non esistano poteri, interessi, strategie. Certo che ci sono gruppi di persone che si riuniscono, che decidono, che orientano. Certo che il denaro parla, che le lobby esistono, che la storia è piena di pagine scritte con inchiostro invisibile.

Ma tra questo e immaginare una cabina di regia onnipotente, onnisciente e perfettamente coordinata, capace di manovrare ogni singolo dettaglio della nostra esistenza, ce ne passa.

La verità, forse più inquietante, è che i veri poteri sono spesso disorganizzati quanto noi. Che le grandi multinazionali litigano al loro interno più di quanto complottino all'esterno. Che i governi passano il tempo a spegnere incendi più che ad accenderli. Che il "Sistema" con la S maiuscola è forse solo la somma di tanti piccoli sistemi con la s minuscola, ciascuno intento a fare i propri interessi, a sbattersi contro gli altri, a creare quel rumore di fondo che noi cerchiamo disperatamente di trasformare in musica.

Forse, la vera maturità sta nell'accettare che la realtà è porosa, contraddittoria, inclassificabile. Che ci sono cose che non sapremo mai. Che a volte le coincidenze sono solo coincidenze. Che il fatto che due eventi accadano insieme non significa che l'uno sia causa dell'altro.

Forse, la vera sfida è riuscire a stare nel dubbio senza trasformarlo in certezza. Nell'incertezza senza trasformarla in cospirazione. Nel non sapere senza dover per forza inventare un sapere alternativo.

Perché alla fine, al netto di tutte le illazioni, sistemiche o meno, la vita accade. Con la sua meravigliosa, tragica, liberatoria casualità. E mentre cerchiamo disperatamente la trama, forse ci stiamo perdendo la scena.

 

Buona navigazione nel caos.

illazioni sistemiche testo di Strabik92
4